John Fahey – Amburgo, 17 marzo 1978

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davefries
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John Fahey – Amburgo, 17 marzo 1978

Messaggio: # 23454Messaggio davefries »

C’era una volta un’epoca in cui contava il manico, non l’apparenza. Un’epoca in cui salivi su un palco senza bisogno di effetti speciali, senza proiezioni, costumi o luci stroboscopiche. E soprattutto, senza i conduttori ogni 3x2 a interrompere, spiegare, introdurre, spiegare di nuovo — come se il pubblico non fosse più in grado di ascoltare da solo.
Bastava una chitarra, una sedia, e una presenza silenziosa ma immensa. Il concerto di John Fahey ad Amburgo, quel 17 marzo del 1978, è stato proprio questo: una lezione di essenzialità.
Fahey è salito sul palco come un uomo qualunque: dimesso, quasi schivo. Nessuna posa da rockstar, nessuna ricerca di attenzione. Ma appena ha sfiorato le corde, la sala — gremita ma rispettosamente muta — si è trasformata in un tempio.
Con le sue sei corde, Fahey ha creato mondi. I suoi pezzi non sono solo brani: sono paesaggi sonori, visioni interiori. E la cosa più sorprendente è come riuscisse a riempire lo spazio con un solo strumento, come se ci fosse un’intera orchestra nascosta dentro quella chitarra.
La sua tecnica era magistrale, ma mai sfoggiata con arroganza. Nulla a che vedere con i virtuosismi ostentati che oggi vanno tanto di moda. Fahey non suonava per impressionare, suonava per raccontare — e lo faceva con un’intensità che oggi, francamente, si fatica a trovare.
A distanza di anni, quel concerto resta per me un promemoria: la musica vera non ha bisogno di maschere. Serve solo un artista sincero, una chitarra ben accordata e un cuore disposto ad ascoltare.
Quella sera ad Amburgo, John Fahey ha dimostrato che l’umiltà e la profondità contano più dell’apparenza. E ci ha ricordato che a volte, la vera magia si cela proprio nella semplicità.

https://youtu.be/RUXcJi6bsGo?feature=shared
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fantabaffo
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Re: John Fahey – Amburgo, 17 marzo 1978

Messaggio: # 23457Messaggio fantabaffo »

Grazie per la condivisione dell'opera di questo artista, che non conoscevo e di cui ho ascoltato finora una parte del concerto che citi. Nei prossimi giorni esplorerò anche la vasta discografia che fa riferimento a questo musicista.
Trovo oltremodo affascinante questa figura, schiva sul palcoscenico, sicuramente poco avvezza a concessioni verso l'apparire: molto distante dai tanti musicisti dall'aspetto costruito per creare immagini di ciò che, ahimé, non sono e non sanno essere.
Ecco la mia lettura: non vi è nessuna "tecnica magistrale" (ti cito): si tratta di una esecuzione semplice, un concerto eseguito su una accordatura aperta e con posizioni semplicissime, articolato su masi musicali collaudate. La maestria sta sia nella bella sensibilità musicale dell'artista, sia nella perfetta consapevolezza nelle proprie capacità che si legge nell'esecuzione, senza mai sconfinare nel "voler sembrare". Lo definirei un chitarrista normale, dalle capacità normali, che ha impostato il suo modo di suonare su quello che sa fare, senza ricercare esaposizioni bizzarre o innovative a tutti i costi. Una dote che, a mio parere, vale più delle roboanti capacità virtuosistiche di alcuni; una dote che, citando un nome iperfamoso, è condivisa da un chitarrista come David Gilmour, naturalmente declinata in una impostazione estremamente diversa.

Devo ringraziarti due volte per questo tuo suggerimento: appena acceso il filmato, mi sono subito detto: "ecco un altro musicista che viene spacciato per grande ed invece fa cose banali", e la mia mente lo ha immediatamente assimilato ai vari Einaudi, Allevi, ed altri, che trovo musicalmente sopravvalutati ed irrilevanti. Invece, il pregiudizio a volte ci coglie senza che ce ne accorgiamo, ed è sempre necessario un piccolo sforzo per andare oltre e non dare ai nostri stessi giudizi un'autorevolezza che a volte non hanno.
Questa esecuzione non è (e non vuole essere) un live di un virtuoso, tuttavia non propone "emozioni banali", non vuole creare un'immagine di genio musicale. E', invece, un concerto onesto e profondo, di quello che mi dà l'impressione di essere un chitarrista ed un uomo onesto e profondo.
Alessio
davefries
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Re: John Fahey – Amburgo, 17 marzo 1978

Messaggio: # 23458Messaggio davefries »

Ti ringrazio di cuore Alessio per le parole che hai scritto, che denotano una grande sensibilità e una rara capacità di ascolto. Mi ha colpito molto la tua lettura di Fahey, perché coglie con finezza proprio ciò che trovo più affascinante in lui: la totale assenza di compiacimento, quella sua sobrietà quasi ascetica, così distante da tanti musicisti che puntano tutto sull’apparenza o sul virtuosismo fine a sé stesso.
Condivido pienamente l’idea che la sua “maestria” non consista in difficoltà tecniche appariscenti, ma in una consapevolezza profonda del proprio linguaggio, in una coerenza espressiva che lo rende tanto essenziale quanto unico.
Aggiungo solo, a margine, che Fahey è stato anche un compositore di grandissimo rilievo nel contesto del folk revival americano. Oltre al concerto che hai ascoltato (contenente diversi classici), ti consiglio vivamente due vertici assoluti della sua produzione: America e Fare Forward Voyagers. Sono opere che vanno ben oltre la semplice chitarra acustica, e aprono a un mondo interiore profondo, a tratti spirituale.
Ancora grazie per il tuo contributo: è raro leggere riflessioni così autentiche e sentite.
davefries
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Re: John Fahey – Amburgo, 17 marzo 1978

Messaggio: # 23459Messaggio davefries »

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saharadust
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Re: John Fahey – Amburgo, 17 marzo 1978

Messaggio: # 23460Messaggio saharadust »

Fahey is actually a pretty famous name, of late particularly amongst the hipster generations… There’s another acoustic guitarist, much in the vein of Fahey, but far more obscure and mysterious - I’m talking, of course, about Robbie Basho. A man and a guitar, a force of nature, the ninth wave, the storm before, during and after the calm…

https://youtu.be/tQCOQqNv3RM?si=z27_4_d7uB5BL-PT
Boris
davefries
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Re: John Fahey – Amburgo, 17 marzo 1978

Messaggio: # 23463Messaggio davefries »

Robbie Basho is also amazing! :-)
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